Biellaclub

Rassegna sui funghi del biellese

per conoscerli, rispettarli e scoprire forme e colori insospettate

www.biellaclub.it

Questa pagina presenta molte delle varietà di fungiàtule, frandin, bulé e pisacàn che crescono nei boschi del biellese.
Forse non tutti conoscono il ruolo che i funghi svolgono nell'ecosistema del bosco. Essi contribuiscono ad un sano ed equilibrato sviluppo degli alberi (funghi simbionti), regolano e selezionano quelli deboli o ammalati (funghi parassiti) e assieme ai batteri e ai microorganismi, provvedono alla degradazione delle sostanze organiche, trasformando lentamente foglie, rami e residui vegetali in humus riutilizzabile (funghi saprofiti).
Cerchiamoli, ammiriamoli, fotografiamoli e rispettiamoli nel loro ambiente, ovunque essi crescano.

Cosa sono i funghi

I funghi che normalmente vediamo spuntare dal terreno, soprattutto in estate dopo abbondanti piogge, in realtà sono dei “corpi fruttiferi” o “carpofori” e hanno il compito di produrre e propagare le cellule deputate alla riproduzione, cioè le spore. Esse si formano quando il fungo ha raggiunto il suo pieno sviluppo, su apposite strutture situate, di norma, sotto il cappello, come ad esempio le lamelle o i pori. Le spore non sono visibili ad occhio nudo, per vederle occorre il microscopio perché non sono più grandi di 10 – 20 micron. Si stima che un singolo carpoforo di medie dimensioni sia in grado di produrre oltre un miliardo di spore. Vengono disperse nell'ambiente per via aerea e quando si depositano sul terreno o altro substrato idoneo restano in attesa delle condizioni di temperatura e umidità necessarie per germinare. Quando iniziano a germinare emettono un sottilissimo filamento detto “ifa” che si propaga e si ramifica nel substrato, producendo il “micelio primario”. Le spore possiedono un solo carattere, maschile o femminile, positivo o negativo, di tipo A o di tipo B, a seconda di come preferiamo interpretare questa differenza, fatto stà che il micelio primario, da solo, non è in grado di produrre nulla. Per poter “produrre” qualcosa è necessario che due miceli primari di carattere opposto si incontrino nel substrato e si fondano, originando il “micelio secondario”, il quale, contenendo ora tutti e due i caratteri, sarà in grado di produrre i funghi per mezzo dei quali, come sopra accennato, verranno disperse le spore per la prosecuzione della specie.
Oggi il ciclo biologico dei funghi è abbastanza chiaro ma ancora all'inizio del 1700 nessuno aveva la più pallida idea di come e perchè spuntassero i funghi, tanto è vero che fino ad allora si credeva che nascessero per “generazione spontanea”, concetto enunciato 2000 anni prima da Aristotele e definitivamente confutato solamente dopo l'invenzione del microscopio.


Per approfondimenti:
www.cmcarini.it...per cominciare

it.wikipedia.org...i fungi


funghi con cappello, gambo e lamelle

Pian di Scalveis, Sala B.-Chiaverano - 10/2013
Pian di Scalveis, Sala B.-Chiaverano - 10/2013
Amanita muscariaovolo malefico

Difficile rimanere impassibili davanti alle spettacolari crescite di Amanita muscaria. E' un fungo dal richiamo arcano ed è giustamente stato collocato al posto d'onore in questa sezione dedicata ai funghi, per il suo fascino, la sua bellezza, l'aura fiabesca che emana. Non v'è libro di favole privo di illustrazioni evocanti questo fungo. Benchè sia una specie tossica non è mortale; va comunque rispettata come qualsiasi altra specie di fungo, per l'indispensabile funzione che svolge nell'ecosistema del bosco. Purtroppo viene sovente presa ingiustamente a bastonate.

Wikipedia?
Panoramica Zegna - ottobre 2014
Panoramica Zegna - ottobre 2014
Amanita croceaamanita gialla

Non tutte le Amanita hanno le verruche sul cappello (vedere commento Amanita rubescens) questa specie ne è priva e si riconosce per il bel colore arancione chiaro, il grosso umbone presente al centro del cappello, le vistose striature che ne rigano il margine, il gambo lungo e slanciato inserito in una persistente e lunga volva. Cresce da inizio estate fino a metà autunno in boschi di aghifoglie e di latifoglie, a partire da 700-800 m. di altitudine, preferibilmente in luoghi umidi e ombrosi, raramente è rinvenibile a basse quote..

Gruppo Micologico Biellese
Torrazzo - ottobre 2010
Sala B.- ottobre 2013
Amanita junquilleaamanita gemmata

Il nome scientifico junquillea significa attinente al narciso giallo, per il colore del Narcissus jonquilla, notissima pianta dalla fioritura primaverile. E' specie precoce che cresce già a fine maggio inizio giugno nei boschi della fascia collinare biellese e termina in autunno, sebbene in questo periodo sia più rara. Vive in simbiosi sia con latifoglie che con conifere. I fiocchi che rimangono incollati sul cappello delle Amanita (vedi anche muscaria) sono i residui del velo generale che avvolge il fungo nei primi stadi di sviluppo (ovulo) e che si è frantumato durante la crescita.

Gruppo Micologico Biellese
Val Sessera - settembre 2000
Val Sessera - settembre 2000
Amanita rubescenstignosa vinata

Se nel bosco si scorgono funghi con minute placche sulla superficie del cappello (dette verruche), quasi certamente sono delle Amanita (vedere anche Amanita muscaria e junquillea in questa rassegna). A questo genere appartengono le famigerate specie velenoso-mortali dal nome scientifico di Amanita phalloides, Amanita verna, Amanita virosa. Nel biellese l'Amanita rubescens ha una diffusione molto ampia, si trova sia in boschi di latifoglie che in quelli di conifere, in tutte le fasce altimetriche, dal piano alluvionale delle baragge fino alle ultime faggete in altitudine.

Wikipedia
Sant'Eurosia - ottobre 2014
Cossato, Baraggia - ottobre 2009
Macrolepiota proceramazza di tamburo

Nomi biellesi: cűch-mèla, umbrèla, gambe d galińńa.
Nello stadio giovanile, il gambo lungo e il cappello ancora richiuso su se stesso ricordano la forma della mazza da tamburo. E' una specie nota ed apprezzata da molti cercatori i quali raccolgono solo il cappello degli esemplari immaturi. Cresce nei prati, negli spazi aperti, nelle boscaglie luminose, etc. Non di rado, in montagna compaiono in gran quantità dopo l'abbandono dei pascoli estivi. Inizia a crescere verso la fine agosto e termina a fine novembre, è molto comune in tutto il biellese.

Wikipedia
Sagliano Micca - ottobre 2013
Baltigati - ottobre 2012
Armillaria melleachiodino

ciudin – famjóle – urgini.
Le fotografie riprendono questo notissimo fungo in due forme ecologiche differenti a dimostrazione della grande capacità dei funghi di mutare la loro morfologia.
Prima di cucinare i chiodini, a cui vanno scartati i gambi, troppo coriacei e indigesti, è indispensabile farli bollire in acqua per almeno 20 minuti buttando, ovviamente, il liquido di bollitura. Solamente questo trattamento li rende immuni dal provocare eventuali problemi gastrintestinali. Non vanno surgelati crudi.

Gruppo Micologico Biellese
Sala Biellese - ottobre 2012
Trivero - settembre 2013
Hypholoma fascicularefalso chiodino

E' un fungo tossico, molto amaro. A prima vista sembra molto simile al chiodino (Armillaria mellea) ma se si osservano due semplici particolari non lo si può confondere. Il gambo del chiodino ha sempre un anello, qui non ve né traccia; le lamelle del chiodino sono di colore biancastro, qui sono giallo-verdognole e diventano grigio-verdastre a maturità. E' noto con il nome di zolfino (per il bel colore giallo solforino) o come falso chiodino, e come il suo simile ne condivide l'habitat e la diffusione. E' facilmente rinvenibile in tutto il biellese, specialmente sulle ceppaie di latifoglie o di conifere.

Wikipedia
Oropa – ottobre 2012
Oropa – ottobre 2012
Hypholoma sublateritiumfalso chiodino

E' uno dei tanti sosia dell'Armillaria mellea (il chiodino) presente in questa rassegna ed effettivamente a prima vista gli somiglia un po, tanto è vero che è noto anche con il nome popolare di falso chiodino. I colori qui sono più sgargianti rispetto all'Hypholma fasciculare, più in alto raffigurato. Esistono numerose altre specie accomunate dalla crescita cespitosa e con colori simili, tra le quali Pholiota squarrosa, anch'essa rappresentata in questa antologia. Anche Hypholoma sublateritium cresce su ceppaie di latifoglie ed è diffuso in tutto il biellese.

Wikipedia
Sagliano Micca, Costa Pessine – ottobre 2012
Sagliano Micca, Costa Pessine – ottobre 2012
Pholiota squarrosa-

Anche il florido cespo prodotto da questa specie potrebbe essere scambiato con il chiodino (Armillaria mellea, rappresentata in questa rassegna). Benché le due specie si somiglino nel modo di crescere e affini nel colore, questa esibisce una livrea notevolmente squamosa, sia sul cappello che sul gambo, mentre il chiodino ne è privo, soprattutto sul gambo, e un rapido confronto ne dovrebbe scongiurare la confusione. Anche Pholiota squarrosa cresce su alberi vivi di latifoglie e di conifere, specialmente alla base del tronco.

Funghiitaliani.it
Biella, Favaro – maggio 2011
Biella, Favaro – maggio 2011
Mycena haematopus-

Questo grazioso gruppo di campanelle rosa-porporino, sembrano in competizione tra loro per stabilire chi riesca a crescere più in alto. In realtà ognuna cerca lo spazio per permettere al cappello di disperdere le spore maturate sulle loro tenere lamelle. Il gambo che le sostiene, alla rottura, emette un liquido acquoso rosso-bruno scuro, molto fugace (haematopus significa “con il piede sanguinante”) diverso dal latice emesso dai lattari (vedere Lactarius rufus in questa rassegna). E' facilmente rinvenibile in tutto il biellese su residui legnosi di vario genere inumiditi dalla pioggia..

Funghiitaliani.it
Zubiena, Vermogno – aprile 2012
Zubiena, Vermogno – aprile 2012
Mycena galopus -

La peluria bianca alla base dei gambo, che in questi esemplari si è sviluppata copiosamente, è uno dei caratteri che differenzia questa specie. Un'altro particolare, ancora più specifico, è il liquido acquoso simile a quello della Mycena haematopus ma di colore bianco, che viene secreto alla rottura del gambo. Questo genere di funghi cresce esclusivamente su residui vegetali di qualsiasi tipo: corteccia, rami, foglie morte, aghi di conifere, steli erbacei, terra ricca di humus, etc., per questo la Mycena galopus alligna facilmente in tutti i nostri boschi.

Funghiitaliani.it
Miagliano – ottobre 1990
Torrazzo – ottobre 2010
Mycena inclinata-

La Mycena inclinata ha la particolarità di crescere in colonie numerose, sviluppando cespi molto appariscenti, non privi di una singolare bellezza. I minuscoli cappelli assumono tinte molto varie: grigio-bruno, bruno-beige, grigio-perla, grigio-giallastro, etc. e talvolta si stenta a ricnonoscerle. Prediligono i tronchi marcescenti e i vecchi ceppi di latifoglie, soprattutto quelli di castagno e di quercia perchè mantengono a lungo l'umidità necessaria al loro ciclo biologico. Nei nostri boschi le ceppaie non scarseggiano e sovente sono ben guarnite da densi gruppi di Mycena inclinata.

Wikipedia
Torrazzo - novembre 2013
Torrazzo - novembre 2013
Coprinus disseminatus-

Questo funghetto fragile, delicato e dalla vita molto breve (24 – 48 ore) spunta in fitte colonie dopo abbondanti piogge su detriti vegetali e alberi morti, come nella foto, contribuendo al loro lento degrado (fungo saprofita). Le specie appartenenti a questo genere sono note anche come funghi dell'inchiostro perchè raggiunta la maturità si decompongono velocemente in un liquido melmoso nerastro simile all'inchiostro.

Wikipedia
Rosazza S. Giovanni - ottobre 2011
Rosazza S. Giovanni - ottobre 2011
Coprinus micaceus-

Fragile e delicato, Coprinus micaceus ha vita molto breve, come tutte le specie appartenenti a questo genere. La crescita cespitosa, il cappello ovoidale fulvo-ocraceo fortemente striato, ricoperto da finissime granulazioni bianche (molto labili), ne facilitano il riconoscimento. Appare già in primavera dopo i primi tepori su resti legnosi, radici, tronchi in decomposizione, etc. e continua a proliferare fino all'autunno E' rinvenibile con frequenza in tutto il biellese, dalle quote più basse fino alle medie altitudini.

Wikipedia
Mongrando, la Bella – giugno 2012
Mongrando, la Bella – giugno 2012
Marasmius rotula-

Quanti sono i funghi piccoli? difficile stabilirlo, soltanto quelli che appartengono al genere Marasmius sono circa 500 in tutto il mondo e sono tutti più o meno minuscoli. Vivono sullo strato di foglie morte, sugli aghi e sulle pigne delle conifere, su resti vegetali di qualsiasi tipo. Nonostante sembrino gracili e delicati sono al contrario di consistenza coriacea e tenace, soprattutto il loro gambo. Marasmius rotula è facile da riconoscere per il suo piccolo cappello bianco che ricorda un paracadute in miniatura. E' una specie comune in tutto il biellese.

Wikipedia
Oropa – settembre 2013
Biella – settembre 2002
Marasmius oreadesgambe secche

E' un fungo dalle dimensioni medio-piccole. Cresce sempre a gruppi numerosi, tra l'erba, dopo periodi piovosi. E' molto precoce, tra le prime specie primaverili e preosegue fino alla fine dell'autunno. Gli esemplari che rimangono al sole raggrinziscono rapidamente ma altrettanto rapidamente riprendono vigore alla prima pioggia. E' molto comune perché vive in simbiosi con le radici dell'erba e lo si può scorgere, oltre che nei prati, nelle aiuole urbane e nelle rotonde, nei parchi e nei giardini, ai dordi delle strade, etc.

Gruppo Micologico Biellese
Rosazza, S. Giovanni - ottobre 2011
Rosazza, S. Giovanni - ottobre 2011
Oudemansiella mucida-

Questo fungo cresce quasi esclusivamente su alberi morti di faggio e sebbene sia ricoperto da una mucillagine viscosa poco allettante, le lumache ne sono ghiotte. Così, oltre che alla sua funzione di saprofita, ha procurato anche il pranzo a questo comune invertebrato. Lo si rinviene quasi sempre cespitoso, talvolta in gruppi numerosissimi, in autunno, nei dintorni di Oropa e nelle estese faggete della Valle Cervo, soprattutto quelle nei pressi del Santuario di Rosazza S. Giovanni.

Wikipedia (in inglese)
con bruco: Netro, la Bossola – settembre 2010
Valsessera, Alpe la Montuccia – agosto 2012
Russula laurocerasi -

L'odore emanato dai funghi è un fenomeno tutto particolare a cui è stato accennato nel commento dell' Hygrophorus agathosmus in questa rassegna. Anche in questo caso siamo di fronte ad una specie dall'odore (o dal profumo?) di mandorle amare. Ma la cosa curiosa è il bruco, che intenzioni avrà avuto per salre così funambolicamente sul cappello del fungo?. Russula laurocerasi è una specie prevalentemente estiva, diffusa nei boschi freschi di latifoglie dell'orizzonte submontano biellese (la Bossola, Bocchetto Sessera, Oropa, etc.)

Funghiitaliani.it
Panoramica Zegna, Sella del Cucco – luglio 2012
Panoramica Zegna, Sella del Cucco – luglio 2012
Russula velenovskyi-

All'inizio il cappello era rosso carminio ma crescendo si è stinto, diventando rosa-aurora. La camaleontina capacità di cambiare colore o di sfoggiare variegate tonalità per una stessa specie è una caratteristica affine a molte Russule (oltre 750 nel mondo, di cui circa 240 solo in Italia). Cresce in montagna in boschi radi di conifere e di latifoglie, soprattutto sotto betulle, come ad esempio alla Sella del Cucco, lungo la strada della panoramica Zegna. (velenovskyi = che porta il nome del micologo cecoslovacco Josef Velenovsky, 1858 – 1949).

Wikipedia (in tedesco)
Netro, la Bossola – settembre 2013
Netro, la Bossola – settembre 2013
Lactarius rufus-

Dalle lacerazioni del corpo fruttifero di questo fungo fuoriesce un liquido lattiginoso – cosiddetto latice – come si può notare sul bordo del cappello del fungo coricato. Questa è una caratteristica peculiare che contraddistingue tutte le specie appartenenti al genere Lactarius. Il latice ha quasi sempre un gusto pepato, ecre o resinoso, come nella specie qui raffigurata. Cresce nei boschi di conifere a partire da metà estate ed è uno dei lattari più comuni nelle abetaie di montagna. Nel biellese va quindi ricercato in questo ambiente.

Funghiitaliani.it
Cossato - ottobre 2011
Cossato - ottobre 2011
Rickenella swartzii-

Cresce unicamente in luoghi umidi e muschiosi tra gli Sphagnum. Esiste una moltitudine di piccoli funghetti come questo (il cappello non supera i 12-15 mm. di diametro) e molto spesso passano inosservati. Per individuarli ci vuole la vista acuta, per raccoglierli e fotografarli ci vuole una buona dose di pazienza! In micologia, come in botanica, non è infrequente che nella nomenclatura del genere o della specie vengano citati studiosi famosi, in questo caso ne sono stati citati due: Adalbert Ricken, micologo tedesco (1850 – 1921) e Swartz Olof Peter botanico svedese (1760 – 1818).

Wikipedia (in piemontese)
Oropa – agosto 20124
La Bossola – agosto 2014
Laccaria amethystinaagario ametistino

Benchè di piccole dimensioni, la Laccaria amethystina nel bosco attira subito l'attenzione perchè ha l'abitudine di crescere in colonie numerose. Il suo intenso colore blu-violaceo è legato all'elevato grado di umidità presente nell'ambiente, ma se il tempo si fa secco sbiadisce rapidamente diventando grigio-azzurro o lilacino pallido. Cresce con facilità dopo periodi piovosi in tutti i tipi di bosco a partire da agosto e fino a ottobre. Anche nel biellese è costantemente presente e notevolmente diffusa, soprattutto nelle faggete.

Funghiitaliani.it
Oropa - settembre 2013
Torrazzo - ottobre 2012
Cortinarius violaceus-

Facile da riconoscere per la forte colorazione violetta. Con l'età diventa sempre più scuro e gli esemplari che permangono a lungo sul terreno diventano quasi irriconoscibili. Predilige boschi fitti, ombrosi, umidi della fascia collinare e montana biellese (Torrazzo, Netro, Oropa, Valle Cervo, Val Sessera). Essendo ricco di pigmenti può essere impiegato nella tintura naturale delle fibre. E' una delle specie tra le più antiche da punto di vista tassonomico, infatti venne già citata nel 1753 da C. Linneo nella famosa opera Specie Plantarum.

Gruppo Micologico Biellese
Pollone, Tracciolino – novembre 2013
Pollone, Tracciolino – novembre 2013
Hygrocybe splendidissima-

I funghi appartenenti al genere Hygrocybe suscitano una particolare ammirazione, come certi quadri di Van Gogh... Su questi stupendi esemplari il rosso, il giallo e l'arancione si fondono in magnifiche sfumature. Molti igrofori, come vengono chiamati volgarmente, esibiscono toni giallo cromo, arancio-albicocca, rosa ciclamino, etc. e chiunque li scopra ne rimane affascinato. Hygrocybe splendidissima cresce in estate e in autunno nei pascoli di montagna, nei prati magri, nelle radure erbose dei boschi della fascia subalpina biellese.

Gruppo Micologico Biellese
Netro, la Bossola – ottobre 2013
Netro, la Bossola – ottobre 2013
Hygrophorus agathosmusigroforo odoroso

La caratteristica di questo fungo è l'odore di mandorle amare (agathosmus = profumato). Molti funghi sono dotati di un odore particolare che permette di riconoscerli facilmente. Ci sono specie che emanano odori gradevoli di anice, di gelsomino, di miele, etc., oppure odori sgradevoli come quello agliaceo, di cimice, di fenolo, di muffa, etc. ma anche odori disgustosi come quello di cavolo marcio, di gas illuminante, di pesce andato a male, di putrefazione, etc. Cresce in un habitat abbastanza specifico, il bosco rado o erboso di abete rosso, ambiente piuttosto scarso nel biellese.

Funghiitaliani.it
Mongrando, la Bessa – novembre 2013
Mongrando, la Bessa – novembre 2013
Lepista inversa-

Talvolta i funghi assumono sembianze ad imbuto, ma in questo caso ciò che ha reso insolito questa specie sono i curiosi rilievi (o lobi) che si sono formati sul bordo del cappello. La Lepista inversa spunta nel periodo tardo autunnale, quando la stagione dei funghi volge al termine e le giornate incominciano a diventare più fredde. Allora possiamo scorgere questi graziosi funghi arancione lungo i sentieri della Bessa, nelle radure ricoperte di foglie morte della baraggia e in altri luoghi simili.

Wikipedia
Sagliano Micca – maggio 2010
Sagliano Micca – maggio 2010
Stropharia rugosoannulata-

A metà primavera, nell'orto o in giardino, su cumuli di erbe marcescenti oppure sulla paglia, sulla segatura, o ancora sulla pacciamatura sparsa intorno alle rose, è facile che la Stropharia rugosoannulata faccia la sua comparsa. Il cappello bruno-violaceo, il gambo giallino e le lamelle grigio-viola del fungo adulto la fanno riconoscere facilmente. E' una specie di origine nord americana, ritrovata in Europa nei primi anni 50 del secolo scorso. Non è chiaro in che modo sia giunta nel nostro continente.

Wikipedia
Pollone, Burcina – ottobre 2013
Pollone, Burcina – ottobre 2013
Lyophyllum decastesagarico conglobato

Gli oltre cinquanta funghi che si possono conteggiare in queste immagini, in realtà rappresentano un fungo solo che ha l'insolta abitudine di crescere densamente cespitoso-connato. Questi mico-agglomerati hanno una compattezza non indifferente perchè la loro carne è solida e consistente e il loro “peso” è notevole. Si possono scorgere già da lontano perchè crescono solitamente tra l'erba, al mergine dei boschi di latifoglie, in autunno. Nel biellese si può rinvenire nei boschi planiziali e di collina. (decastes = a decine)

Funghiitaliani.it
Candelo, baraggia – settembre 2004
Candelo, baraggia – settembre 2004
Asterophora lycoperdoides -

Il substrato su cui è nato questo insolito fungo è il cappello di un'altro fungo! Infatti cresce esclusivamente su vecchi resti di specie appartenenti al genere Russula, in particolare su Russula nigricans marcescenti, come nelle fotografie qui a lato. Nonostante il suo ospite sia un fungo molto comune e diffuso, Asterophora lycoperdoides non viene notata da nessuno, perchè ovviamente i resti anneriti di funghi in via di decomposizione non suscitano alcun interesse.

Wikipedia

funghi con cappello, gambo e pori

Panoramica Zegna - ottobre 2014
Oneglie, Valle Cervo - ottobre 2014
Boletus edulisporcino

Nome popolare biellese: bulé, caplùn, fiurùn.
E' il fungo più ambito e ricercato in assoluto. I porcini, nel nostro territorio, iniziano a spuntare da metà luglio e terminano a fine ottobre. Compaiono dapprima nelle radure e nei luoghi esposti, dopodiché si “trasferiscono” nel bosco. I luoghi dove si raccolgono i bulé sono gelosamente custoditi dai cercatori e non chiedetegli mai dove li hanno trovati perché vi risponderanno evasivamente o con false indicazioni... a conferma che par truvé i funs vènta ési busiàrt.

Wikipedia
Panoramica Zegna - settembre 2011
Val Sessera - agosto 2012
Boletus edulis, crescite particolari-

A volte crescono nei posti più strani, incastrati tra due pietre, dentro le tane degli animali, etc. oppure assumono forme bizzarre. Può anche succedere di girovagare alla loro ricerca per tutta la zona e alla fine di trovarli lungo il sentiero o vicino all'automobile. Quando si raccolgono vanno riposti in cestini aerati per mantenerli freschi, MAI trasportare funghi nelle buste di plastica. Una delle più radicate credenze popolari vuole che la crescita dei porcini avvenga più o meno copiosamente secondo la fasi lunari, con maggiore “buttata” in periodo di luna piena.

Wikipedia
Oropa – agosto 2014
Oropa – settembre 2013
Boletus erythropusfré

Notissimo in tutto il biellese sotto numerosi appellativi: funsc frè, frandìn, magnìn, etc.
Il gambo ricoperto da finissime punteggiature rosse (erythropus = dal piede rosso), il cappello finemente vellutato, ma soprattutto il colore immediatamente blu che assumono i pori alla pressione o il fungo se viene sezionato, sono particolari che tutti i cercatori conoscono. Nel biellese è molto comune nei boschi della fascia collinare e in quelli montani, sia sotto latifoglie (castagno e faggio in prevalenza) che sotto conifere (abete rosso).

Wikipedia
Oneglie, Valle Cervo - settembre 2014
Oneglie, Valle Cervo - settembre 2014
Xerocomus badiuscastagnit

Bel fungo appartenente alla famiglia delle Boletaceae, cioè a quel raggruppamento tassonomico in cui sono classificati anche i porcini (Boletus edulis), con i quali, a prima vista potrebbe essere scambiato. E' però sufficiente toccare leggermente lo strato dei pori giallo verdastri posti sotto il cappello per constatare un repentino viraggio azzurro-blu, del tutto assente nei veri porcini. Nel biellese è ampiamente diffuso, dalla Serra alla Bossola, dalla Burcina ad Oropa, in Valle Cervo, in Val Sessera, etc.

Wikipedia
Piedicavallo - luglio 2012
Piedicavallo - luglio 2012
Xerocomus parasiticus-

Queste immagini documentano uno dei rari casi in cui un fungo, Xerocomus parasiticus, parassita un'altro fungo, Scleroderma citrinum (pët dal lù - descritto in questa rassegna più avanti). A volte su un solo Scleroderma riescono a crescere anche tre corpi fruttiferi di Xerocomus. Prove di laboratorio hanno dimostrato che il parassitismo non uccide il fungo ospite ma ne inibisce la produzione delle spore, rendendolo sterile. Nel biellese è un fungo piuttosto diffuso per effetto dell'abbondanza di Scleroderma.

Wikipedia
Torrazzo – luglio 2012
Torrazzo – luglio 2012
Xerocomus armeniacus-

La magnifica tinta rosa fucsia, malva, arancio albicocca accostata al giallo limone dei tubuli innesca un grande effetto cromatico. E' veramente un piacere scoprire questo raro fungo nei nostri boschi. Per effettuare una sicura determinazione è stato necessario sezionarlo per verificare il colore e il viraggio della carne interna, perchè può essere confuso con specie del tutto simili. Nel biellese è abbastanza raro e localizzato nei boschi di latifoglie delle baragge e in quelli di collina.

Funghiitaliani.it
Baraggia di Cossato - ottobre 2013
Baraggia di Cossato - ottobre 2013
Leccinum quercinumporcinello rosso

Nomi biellesi: dòna rusa, crava, madònina, gàvula.
Sicuramente una delle specie più conosciute e consumate, benché di poco pregio. Il gambo, salvo che nei giovani esemplari, va scartato perché stopposo. E' molto comune nelle baragge dove ha trovato il suo ambiente naturale vivendo in simbiosi con la farnia, il pioppo tremolo, la betulla, il nocciolo, etc. Quando in autunno cresce copioso, richiama legioni di cercatori, con buona pace dell'ambiente che viene sconvolto per l'eccessiva pressione antropica.

A.M.I.N.T. www.funghiitaliani.it
Sala Biellese – ottobre 2013
Oropa – agosto 2013
Leccinum scabrumporcinello grigio

nome popolare biellese: dòna nèjra, crava, gaula.
In questa rassegna, dopo avere presentato la dòna rusa (Leccinum quercinum), non poteva mancare di certo la dona nejra, che, praticamente ne è la versione “bruna”. La sua commestibilità è a tutti nota ma pochi la raccolgono perchè il cappello diventa subito molliccio e il fungo viene facilmente invaso dalle larve, rendondolo poco attraente e inadatto al consumo. Inizia a crescere da luglio nei luoghi erbosi sotto betulle e anche nel biellese, dove questo bellissimo albero è molto diffuso, si rinviene facilmente.

Wikipedia
Netro, la Bossola – settembre 2005
Netro, la Bossola – settembre 2005
Suillus gravilleipinarolo

Quando si scorge questo fungo sicuramente ci sono dei larici nelle vicinanze, è la conferma che si tratta del laricino (nome popolare attribuito a questa specie). Infatti il Suillus grevillei vive esclusivamente in simbiosi con la brèngola, nome popolare biellese del larice. Nel nostro territorio è stato in gran parte introdotto artificialmente e di conseguenza anche il laricino ha fatto la sua comparsa nelle abetaie di montagna.

Wikipedia

funghi lignicoli

Panoramica Zegna - ottobre 2012
Netro - agosto 2005
Daedaleopsis confragosa-

E' uno dei tanti funghi cosiddetti lignicoli che si incontrano nei nostri boschi. Quando è giovane presenta delle zone concentriche bruno-rossiccio, mentre la parte inferiore è costituita da pori arrotondato-angolosi. E' coriaceo e tenace e anche dopo il disseccamento permane a lungo sul substrato.
Cresce su alberi o rami di latifoglie morte di ontano, faggio, carpino, nocciolo, salice, castagno, etc., molto raramente su conifere. Nel biellese è abbastanza comune, soprattutto nei boschi planiziali e della fascia collinare.

Wikipedia
Panoramica Zegna - ottobre 2014
Panoramica Zegna - ottobre 2014
Daedaleopsis tricolor-

Si distingue dalla Daedaleopsis confragosa per il colore del cappello più accentuato su toni bruno rossiccio, rosso scuro, soprattutto a fungo maturo. La parte inferiore differisce per delle lamelle più o meno irregolari, collegate qua e la tra loro e con biforcazioni sparse. Anche Daedaleopsis tricolor cresce quasi esclusivamente su latifoglie, molto raramente su conifere. Nel biellese è meno comune della specie precedente. Da un certo punto di vista non si discosta molto, per questa ragione alcuni autori non la considerano una specie a sé stante, bensì una sua varietà.

www.funghiitaliani.it
Parco Burcina, Pollone - ottobre 2013
Parco Burcina, Pollone - ottobre 2013
Meripilus giganteuspoliporo gigante

In Burcina, 100 metri circa prima di giungere al belvedere prospiciente i rododendri, a sinistra, c'è un terreno pianeggiante dove è stato da poco tagliato un albero di faggio. Quasi subito il micelio di questo fungo ne ha invaso l'enorme ceppo e il suo lento degrado ha avuto inizio. E' noto anche come Polyporus giganteus per le spettacolari fruttificazioni che talvolta produce (vedi collegamento). Emana un gradevole odore di fungo e la sua carne ha un gusto dolce, tuttavia non è commestibile perché estremamente gommosa e coriacea.

Wikipedia
Torrazzo – ottobre 2010
Torrazzo – ottobre 2010
Trametes versicolor-

E' un fungo ad amplissima diffusione. Lo si trova molto facilmente su legno di latifoglie, specialmente sui ceppi degli alberi tagliati. A volte è talmente sviluppato da ricoprire completamente il substrato di crescita. I cappelli nascono uno sopra l'altro oppure lateralmente creando delle “rosette” molto caratteristiche. Esibisce tinte molto variopinte: grigio, bruno, marrone, ocraceo, rossiccio, perfino blu, per questa ragione non è stato difficile attribuirgli il nome scientifico.

Wikipedia
Candelo, baraggia – ottobre 2013
Candelo, baraggia – ottobre 2013
Fistulina hepatica lingua di bue

La lingua di bue, nel biellese è nota come lèngua, carnina..
La base dei tronchi di quercia o di castagno sono il suo habitat preferito, dove lo sguardo viene attirato dal bel colore rosso del giovane corpo fruttifero che, se tagliato, emette addirittura un succo rosso simile al sangue. I nostri nonni la consumavano in insalata dopo averla bollita, ma col passare del tempo questo costume è stato dimenticato. Nel biellese si trova nei boschi delle baragge e nelle vecchie piantagioni di castagno della fascia collinare.

Wikipedia
Candelo, baraggia – aprile 2014
Candelo, baraggia – aprile 2014
Laetiporus sulphureuspoliporo sulfureo

Il Laetiporus sulphureus colpisce gli alberi più deboli, soprattutto quelli di castagno resi vulnerabili dall'invasione del “cancro del castagno”, malattia provocata da un fungo microscopico che ha ormai logorato da numerosi decenni gran parte dei nostri castagneti. Le forme a ventaglio dei loro corpi fruttiferi possono raggiungere dimensioni ragguardevoli, anche 60 cm. di diametro. Quando invecchiano diventano friabili e sono a loro volta invasi dalle larve che li sbriciolano completamente. Già all'inizio dell'estate possiamo ammirare il loro vivace colore giallo-arancio nei nostri boschi.

Wikipedia
Panoramica Zegna - ottobre 2013
Panoramica Zegna - ottobre 2014
Piptoporus betulinus-

E' un fungo inconfondibile, nei primi stadi di crescita sembra una palla di gomma, poi si trasforma in una mensola dalla vaga forma concava. Vive esclusivamente su tronchi o su grossi rami morti di betulla. Molto di rado è solitario, più spesso cresce a gruppi, anche a notevole altezza sui fusti deperiti ma ancora eretti. Sugli alberi caduti al suolo è facile scorgere numerosi esemplari nei vari stadi di sviluppo che si susseguono lungo il tronco.
E' una specie comunissima nel nostro territorio, per la sovrabbondante presenza della betulla.

Wikipedia
Biella – luglio 2011
Biella – luglio 2011
Inonotus dryadeus-

Durante la crescita questo fungo produce un liquido ambrato che fuoriesce dai pori, determinando così una delle più insolite forme che si possano immaginare. E' una specie che parassita le quercie viventi, nessun'altro albero, se non molto raramente il castagno. Nel biellese, ma anche in Italia, è abbastanza raro, Quando il fungo invade il legno, probabilmente l'albero è già debole e ciò non fa che accelerarne il suo deperimento e la morte.

Wikipedia (en)

funghi dalle forme stravaganti

Cossato, Baraggia – agosto 2014
Cossato, Baraggia – agosto 2014
Ramaria formosamanina tossica

Nel gruppo di funghi dalla forma coralloide la Ramaria formosa si caratterizza per il suo singolare colore rosa pallido. Altre specie invece sfoggiano magnifiche sfumature di giallo, arancione, lilla, verde chiaro, etc. Nessuna di esse è commestibile (provacano tutte violenti disturbi gastrointestinali) e i nomi popolari biellesi sono gli stessi per tutte queste forme fungine: manine, djètti, biéle (vedere anche Clavulina cristata in questa rassegna). Ramaria formosa si può rinvenire nei boschi di pianura, sotto latifoglie, soprattutto querce.

Funghiitaliani.it
Mottalciata - ottobre 2010
Mottalciata - ottobre 2010
Clavulina cristatacorallo crestato

Nome popolare biellese: maniňe, djètti, biéle.
La natura talvolta copia. Qui la forma del corallo è stata ricalcata per creare un fungo. E' stato scoperto tra le foglie morte di farnia in Baraggia, fatto abbastanza insolito perchè è più facile trovarlo nei boschi di conifere, soprattutto alla Bossola, dove, la sua permanenza nelle stazioni di crescita (piantagioni di abete rosso) può durare anche 15 – 20 giorni, in condizioni favorevoli. Alfre forme coralliformi in questa rassegna: Ramaria formosa e Clavaria acuta.

Wikipedia
Sagliano Micca – ottobre 2013
Sagliano Micca – ottobre 2013
Clavaria acuta-

Le bianche clavette di questo fungo, benchè di forma simile a Cordyceps militaris, non nascono su larve di insetti bensì su normale terra nuda o nell'erba al margine dei boschi, nei giardini, etc. Al contrario dei funghi con le forme più evolute, come quelli con cappello e lamelle, qui le spore maturano semplicemente sulla parte clavata del corpo fruttifero come ad esempio Clavulina cristata o Ramaria formosa, rappresentate in questa rassegna. E' una specie abbastanza rara nel biellese, fino ad oggi è stata trovata solamente due volte, nella baraggia di Lessona e in un giardino a Sagliano Micca. .

Wikipedia (inglese)
Candelo, baraggia - ottobre 1995
Oropa – settembre 2013
Lycoperdon perlatumloffa

Nomi biellesi: pët dal lù, pëtta, vëssa – vescia.
Il nome popolare di questo fungo viene attribuito genericamente a tutte le specie che presentano un corpo fruttifero globoso - o piriforme come in questo caso - e che, a maturità, “espellono” le spore da un piccolo foro o da una lesione (vedi anche Scleroderma citrinum in questa rassegna). Infatti in questi funghi le spore si formano all'interno del fungo e solo quando sono mature vengono espulse. Si trovano un pò ovunque su residui vegetali e humus, sia in pianura che in montagna.

Wikipedia
Sala Biellese – ottobre 2013
Sala Biellese – ottobre 2013
Scleroderma citrinumfalsa vescia

Nomi biellesi: pët dal lù, pëtta, vëssa – vescia.
E uno dei funghi più comuni e si trova facilmente in tutti gli ambienti. Talvolta cresce in posizioni curiose o addirittura impossibili come in questo caso. I corpi fruttiferi possono raggiungere anche 15 cm. di diametro. Sovente produce una singolare apertura a stella per permettere alle spore di fuoriuscire. E' spesso parassitato da un'altro fungo, lo Xerocomus parasiticus.

Wikipedia
Netro, La Bossola – settembre 2011
Mongrando, La Bessa – agosto 2012
Guepiniopsis buccinaguepinia

Sembra una trombetta in miniatura o un piccolo campanellino e infatti non supera 10 – 12 mm. di altezza; ha un aspetto traslucido e al tatto è molto appiccicoso. Pur essendo di così piccole dimensioni, ha un areale di diffusione vastissimo che comprende tutta la regione temperata dell'Europa, quella del Nord America, quella della Russia europea e della Russia asiatica fino al Giappone.
Nel biellese potrebbe essere meno raro di quanto sembri, ma le sue minuscole dimensioni non consentono di stabilire il grado di diffusione.

Wikipedia (tedesco)
Cossato, la Pianetta - dicembre 2011
Cossato, la Pianetta - dicembre 2011
Trichia varia-

Hanno un diametro di circa 1 mm. Sono nati su resti degradati di legno di betulla e appartengono allo strano mondo dei Mixomiceti (Myxomycetes). Il loro ciclo biologico è infatti del tutto originale essendo situato al limite del regno animale e di quello dei funghi. Durante la fase di crescita sono mobili (caratteristica del regno animale) ma quando giungono a maturità si fissano al substrato e producono “sporangi” o “sporocarpi” contenenti le spore, come i veri funghi. Le immagini rappresentano quindi gli sporocarpi di questo piccolissimo organismo.

funghiitaliani.it
Oropa – luglio 2013
Val Sessera – agosto 2008
Cantharellus cibariusgallinaccio

Il cantarello o gallinaccio o finferlo, è noto in tutto il biellese come “margherita” bartèlla, garitula, galinëta.
E' una delle specie commestibili più note e apprezzate. Spesso viene raccolto troppo giovane, impedendo così al fungo di giungere a maturazione e disperdere le spore, perciò anche nel biellese non è più così comune come in passato. Cresce a gruppetti talvolta molto numerosi in boschi di latifoglie, aghifoglie o misti, da inizio estate a fine autunno, prevalentemente su terreno umido, muscoso. E' molto frequente dopo abbondanti piogge.

Gruppo Micologico Biellese
Candelo - ottobre 1998
Zubiena - ottobre 2013
Clathrus archeri-

Fungo originario dell'Oceania, forse arrivato nel nostro continente con il foraggio per i cavalli dei soldati del Commonwelth intervenuti nella prima guerra mondiale. Scoperto per la prima volta in Europa nel 1917 in Lorena, località dove erano dislocati i militari. Questa bizzarra specie si diffonde attirando gli insetti sui suoi “tentacoli” ricoperti da una sostanza nauseabonda. Nel biellese, avvistato la prima volta nel 1976, è molto comune, soprattutto in pianura, dove il sottobosco è ombreggiato e ricco di residui vegetali..

Funghiitaliani.it
Sagliano Micca – novembre 2012
Sagliano Micca – novembre 2012
Otidea onoticaorecchio d'asino

Ancora un fungo con una forma bizzarra, in questo caso quella di un orecchio d'asino, o orecchio di lepre, nome volgare con il quale è conosciuto in alcune regioni italiane. Si fa notare anche per il suo bel colore giallo albicocca con riflessi rosa aranciati. Spunta in primavera e in estate, più raramente in autunno, in boschi di latifoglie o misti, nei parchi e nei giardini, semi interrato e nascosto fra l'erba. Nel biellese ha una scarsa diffusione.

Funghiitaliani.it
Sostegno – aprile 2010
Sostegno – aprile 2010
Mitrophora semiliberamorchella

nome popolare biellese: spungòla, springòla.
Ha una forte somiglianza con le morchelle o spugnole con le quali è strettamente imparentato. Nelle morchelle la parte superiore è molto più grande, rotondeggiante o allungata, mentre nella Mitrophora il cappello è più piccolo e conico. E' un fungo tipicamente primaverile che ama il terreno sabbioso dei boschi golenali, va quindi ricercato vicino ai ruscelli, lungo i corsi d'acqua, al margine dei torrenti etc. dove allignano pioppi, frassini, olmi, biancospini.

Gruppo Micologico Biellese
Oneglie, Valle Cervo - ottobre 2014
Netro - ottobre 1982
Phallus impudicussatirione

nome biellese: carògna.
La sua foggia è fatta apposta per attirare le mosche sulla sostanza verdastra dall'odore nauseabondo presente sul cappello. Esse se ne cibano e, inconsapevolmente, contribuiscono a disperdere le spore nell'ambiente. Spesso la sua puzza ne rivela la presenza nel bosco pur senza scorgerlo. Nasce nell'humus, sulla lettiera di foglie o di aghi, sui residui vegetali in genere, accumulati negli anfratti umidi. E' una specie frequente nel biellese, soprattutto nei versanti meno esposti al sole, dove ristagna l'umidità.

Wikipedia
Mongrando – dicembre 2010
Mongrando – dicembre 2010
Auricularia auricula-judae-

Nei periodi umidi e piovosi, questo fungo dall'inconfodibile forma che ricorda un padiglione auricolare, spunta in abbondanza, soprattutto su legno di Sambucus. Ha un aspetto un pò gelatinoso ma la sua consistenza è elastica e tenace. Nel biellese è una delle pochissime specie che cresce anche in inverno poichè sopporta facilmente il gelo (nella seconda immagine sui funghi c'è un sottile strato di ghiaccio sulla superficie). In Cina questo fungo viene ampiamente coltivato perchè è molto ricercato e utilizzato nella cucina tradizionale, nonstante abbia un sapore del tutto disgustoso.

Wikipedia
Pian di Scalveis, Sala B.-Chiaverano - 10/2013
Pian di Scalveis, Sala B.-Chiaverano - 10/2013
Hydnum repandumsteccherino dorato

Come si può notare questo fungo non presenta né lamelle né tubuli al di sotto del cappello, bensì dei fragili aculei detti “idni”. E' noto in tutta Italia come “steccherino dorato”.
Ha lo stesso colore delle “margherite” (Cantharellus cibarius) con le quali, talvolta viene confuso. E' facilmente rinvenibile dall'inizio dell'estate fino alla fine dell'autunno in tutto il biellese.

Gruppo Micologico Biellese
Pollone - ottobre 2013
Pollone - ottobre 2013
Cordyceps militaris-

I funghi vivono in simbiosi con gli alberi, oppure li parassitano o ne degradano il legno, ma non in questo caso. L'insolita forma di questo fungo si è sviluppata su un insetto, un lepidottero per la precisione (seconda foto). Se una larva viene in contatto con le spore di questo fungo è la fine, esse iniziano a germinare e le ife si propagano al suo interno, uccidendola in pochi giorni. Dopo averla completamente invasa, il micelio rimane in attesa delle condizioni ideali per produrre i carpofori che giunti a maturità disperderanno le spore nell'aria, in cerca di un'altra vittima.

Wikipedia



    credits

Renato Tizzoni: fotografie (106) e testi facebook        Giorgio Bertinaria: fotografie (1)        Massimo Perona: fotografie (1)        gruppomicologicobiellese.it website

Marcello Rossi: fotografie (46) facebook website



Nessun uso delle fotografie è consentito senza l'autorizzazione dei proprietari.

18 marzo 2015
biellaclub


La realizzazione di questo archivio è aperta a tutti, contattateci per contribuire: biellaclub@gmail.com. L'obiettivo è mostrare le bellezze e le singolarità del territorio per valorizzarlo e farlo conoscere meglio. Le fotografie restano di esclusiva proprietà degli autori nessun uso è consentito senza autorizzazione.